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Secondo uno studio pubblicato da KPMG Corporate Finance il mercato dell'M&A nei primi nove mesi del 2009 ha subito un crollo ai minimi storici.
- Crollo dei valori e dei volumi di attività: solo 30 miliardi di euro di controvalore (erano 42 nei nove mesi del 2008) con appena 127 operazioni concluse (contro le 341 dello scorso anno);
- il grosso del controvalore fa riferimento al settore “energy” che da solo vale il 75% del mercato.

Il mercato italiano delle fusioni ed acquisizioni è sostanzialmente fermo ed il 2009 si profila sempre di più come un vero e proprio “annus horribilis”. Negli ultimi dieci anni, il mercato aveva fatto peggio solo nel 2004.

Colpisce, in particolare, la drastica riduzione nei volumi di attività. Sono state chiuse solo 127 operazioni rispetto alle 341 dei primi nove mesi dello scorso anno. Segno evidente che il middle market, da sempre l’elemento più dinamico del mercato italiano, si è bloccato. Sottotono anche i controvalori, con solo 30 miliardi di euro di ammontare, in diminuzione del 30% rispetto ai 42 miliardi dell’analogo periodo dello scorso anno (nel 2007 l’anno dei record erano stati 114 miliardi).

Per Max Fiani, Partner Responsabile di KPMG Corporate FinanceLa difficoltà a reperire nuova finanza ha frenato i processi di acquisizione di molte PMI. Le banche d’altro canto sono state impegnate in primo luogo a gestire le proprie esposizioni verso le imprese in difficoltà come dimostrano le numerose operazioni di ristrutturazione del debito di questi mesi. Le performance negative di molte aziende, inoltre, stanno creando parecchie difficoltà a fissare il prezzo delle operazioni rispetto ai tradizionali multipli di settore. Si tratta di un aspetto tecnico non banale che sta ritardando parecchie operazioni.

In questo scenario spicca il dinamismo del settore “Energy”. Tra le prime 10 operazioni del 2009, ben 8 hanno interessato aziende del settore. L’Energy continuerà ad essere protagonista anche nei prossimi mesi con alcune operazioni in via di perfezionamento, come la cessione del 66% di Terna Participacoes da parte di Terna per circa Euro 809 milioni di euro.

Il grosso delle operazioni (circa il 60% dei volumi) coinvolge aziende nazionali, nell’ambito di processi di consolidamento settoriale, frutto spesso di operazioni di salvataggio di imprese in crisi da parte di aziende appartenenti alla stessa filiera.

Tra le novità dell’anno si può segnalare l’avvio delle negoziazioni sull’AIM (il mercato gestito da Borsa Italiana riservato ai titoli azionari di piccole e medie imprese) con il debutto dell’investing company IKF e di due società estere attive nel campo dell’informatica: VrWay Communication (Svizzera) e Neurosoft (Grecia). Complici i bassi corsi di Borsa, sul fronte OPA si è assistito a diverse operazioni in particolare nel settore finanziario tra cui: Banco Popolare su Banca Italease (per circa 145 milioni di euro), Banca Popolare Emilia Romagna su Meliorbanca (per 290 milioni di euro di controvalore e con delisting del titolo), Banca Popolare di Milano su Anima Sgr (100 milioni di euro e conseguente revoca dalle quotazioni).

Nei prossimi mesi, oltre ai movimenti attesi nel settore energetico, dovrebbero compiersi alcune altre importanti operazioni. Secondo le disposizioni antitrust, entro la fine dell’anno Banca Monte dei Paschi completerà la cessione di 150 sportelli (15 dei quali ceduti in luglio a Banca Popolare di Puglia e Basilicata per 73,5 milioni di Euro). Continua la ricerca di un partner per Safilo, mentre è ancora in corso l’OPA su Management & Capitali e su Mirato. Nelle TLC, entro fine anno è attesa la cessione del 49% di Sparkle, provider del gruppo Telecom Italia nei servizi internazionali voce, Ip e dati per gli operatori di telefonia fissa e mobile.

Per la chiusura d’anno, KPMG stima un controvalore complessivo del mercato intorno ai 40 miliardi di euro, notevolmente al di sotto rispetto ad una dimensione fisiologica che dovrebbe aggirarsi intorno ai 90/100 miliardi di euro. Per gli analisti KPMG, alcuni fattori potrebbero però contribuire ad una ripresa parziale del mercato come ad esempio la provvista di liquidità fornita dalle emissioni obbligazionarie dei “Large Corporate” di Piazza Affari ed il possibile ritorno di attenzione per le occasioni d’acquisto all’estero. In particolare vista la forza dell’euro ed i segnali di ripresa dell’economia nordamericana, si potrebbe riattivare l’interesse per le aziende USA.