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Lo scudo fiscale ter, introdotto con il decreto legislativo n. 78 del 2009 prevede la possibilità di regolarizzare gli immobili e altri beni, quali ad esempio opere d’arte e gioielli,esistenti all’estero alla data del 31 dicembre 2008.

In questa sede si delimiterà la presente analisi ai beni immobili.

Occorre prestare attenzione alla modalità necessaria per sanare la detenzione dell’immobile all’estero.

L’unica possibilità, infatti, per poter “sanare” la detenzione dell’immobile all’estero è la c.d. “regolarizzazione”.

Con quest’ultimo termine si vuole intendere la possibilità di aderire alla procedura del c.d. scudo fiscale con la presentazione della dichiarazione riservata da parte del proprietario dell’immobile e con l’assolvimento del pagamento dell’imposta sostitutiva del 5%.

Altra modalità per procedere all’adesione dello scudo fiscale è quello del rimpatrio che consiste nel “riportare” nel territorio nazionale i beni appartenenti ai residenti nazionali ed esportati all’estero in violazione delle norme sul monitoraggio fiscale (uno degli elementi essenziali per poter aderire allo scudo fiscale).

Nel caso in cui i beni in questione sono degli immobili è impossibile che ci possa essere il rimpatrio, ma è possibile raggiungere gli stessi effetti con la con la “regolarizzazione”.

L’operazione di regolarizzazione, però, non sempre può essere utilizzata.

La normativa, infatti, è abbastanza chiara e prevede la possibilità di utilizzare la “regolarizzazione” solo se i beni oggetto di scudo fiscale sono presenti all’interno dei Paesi appartenenti all’Unione Europea e allo Spazio Economico Europeo.

Negli altri casi è obbligatorio effettuare il “rimpatrio”.

Cosa fare per gli immobili presenti in Paesi extra UE?

In tal caso sarà necessario “cartolarizzare” la proprietà degli immobili e in seguito “rimpatriare” il titolo rappresentativo della proprietà immobiliare.

Tale problematica si era manifestata anche nelle edizioni precedenti allo scudo ter relativamente ai beni immobili presenti in quelle nazioni europee dove la detenzione degli stessi non costituisce reddito imponibile ai fini della legislazione fiscale del Paese dove è sito lo stesso bene (tipico esempio è la Francia).

In tale caso, non si avrebbe alcuna violazione della normativa sul monitoraggio fiscale in quanto il bene detenuto all’estero è un bene non suscettibile di produrre reddito in quanto è “a disposizione del proprietario” (i.e. non locato).

La Circolare Ministeriale n. 9/e del 2002 era intervenuta sulla problematica confermando il principio descritto, ma ponendo l’accento su un ulteriore aspetto che occorre non trascurare.

I beni immobili acquistati all’estero con quale valuta sono stati acquistati? Se la valuta necessaria per la compravendita è stata trasferita dall’Italia all’estero in violazione delle norme sul monitoraggio allora sarà bene aderire allo scudo nelle forme sopra descritte.