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Mentalità top-down

Questo concetto ha caratterizzato la tradizionale struttura di comando nelle pubbliche amministrazioni, ancorata ai ruoli chiave dell' organizzazione burocratica. Ma la logica centralistica (del «castello») entra oggi in contrasto con quella dell' «autonomia» organizzativa (della «rete») e lo sviluppo della contrapposizione «castello» e «rete» determina che alcuni degli strumenti e delle pratiche che fin qui hanno assicurato (nel bene come nel male) il governo dei processi non solo nelle PA, ma anche in altri organismi istituzionali, sono di oggettivo ostacolo allo sviluppo. Se infatti gli amministratori dicono ai cittadini solo cosa è giusto e buono per loro, ci potrà essere un trasferimento di belli esercizi, ma molto probabilmente non ci sarà sviluppo.

Il passaggio dal «castello» alla «rete», dalla democrazia rappresentativa a quella partecipativa richiede come un «must be» che la tradizionale gerarchia verticale si trasformi in una orizzontale, che i dirigenti si trasformino in leader, capaci di sostituire all' «io» il «noi». Soltanto in questa atmosfera di apprendimento reciproco, e dove ognuno è al tempo stesso insegnante e allievo, il consenso potrà emergere, rimpiazzando procedure e atteggiamenti unilaterali e del tipo «top-down».

Questa tendenza a favore dei diritti e dei doveri dell'uomo, in una parola della dignità umana, continua oggi, nonostante tutte le delusioni e le ingiustizie che tendono a sbarrare la strada verso una esistenza migliore, più dignitosa, più umana. Non solo i cittadini vogliono essere rappresentati da istituzioni democratiche, essi vogliono avere un ruolo nel dare forma al destino della società in cui vivono e operano. Si avverte una diffusa esigenza di democrazia partecipativa. La crescente importanza del volontariato, che ha portato una ventata di «freschezza» nella società civile, costituisce un vivo testimone di questa tendenza. Questi incoraggianti sviluppi non devono, però, indurre a una cieca fede sulla inevitabilità del progresso,

Il progresso non è inevitabile.
Sarebbe bello che fosse così, ma non lo è.
Il progresso deve essere perseguito con pazienza, con sollecitudine, con decisione. Il progresso non arriverà come una benedizione globale, Esso deve essere perseguito, percorrendo migliaia di sentieri della vita, da quelle persone impegnate non solo nei grandi ideali, ma anche nei dettagli più modesti, meno pretenziosi della vita quotidiana.

La metodologia del Project Cycle Management (PCM), ancorata com'è alla tensione verso una democrazia partecipativa, è fermamente indirizzata alla soluzione di questa ultima categoria di problemi. Ma essa può, quando applicata, dare un concreto, anche se limitato, contributo nel formare una società più equa, più prospera, più umana, attraverso il miglioramento della efficacia della PA.